In un panorama come quello attuale, in cui designer e architetti hanno smesso di essere politicamente schierati e si limitano a produrre lavori che rispondono a sterili logiche di mercato o all'autoreferenzialità di uno stile personale fine a se stesso, Gaetano Pesce è una di quelle figure che emergono per contrasto.
I suoi lavori sono profondamente visionari, crudeli, stranianti, eppure allo stesso tempo, la materia di cui sono fatti è pulsante, ti respinge con la sua diversità mentre ti attrae attraverso la consistenza e i colori. Sono oggetti che ti costringono a reagire emotivamente.
La materia e il modo di trattarla è proprio una delle cifre stilistiche del lavoro di Pesce. Attraverso i materiali (e in modo particolare le plastiche) crea mondi fluidi, pastosi, imperfetti, che rimandano a fanghi primordiali. I suoi oggetti sono creature non ancora complete, materia incandescente bloccata sul punto di solidificarsi.
Dietro questi oggetti così alieni, c'è la volontà di fare un'arte viva, invischiata nella realtà e nel suo linguaggio mutevole e che, sulle vicende del mondo si esprime prendendo posizioni nette. Un modo di lavorare politicamente schierato. Le sue sedie, i suoi tavoli, i suoi vasi, tutti diversi l'uno dall'altro perchè gli operai sono stati coinvolti attivamente, lasciati liberi di dosare le varie resine, mettendone di meno o abbondando, mescolando colori secondo i propri gusti, è una operazione doppiamente politica; una prima volta sul piano produttivo, affermando il diritto degli operai di contribuire creativamente, una seconda volta a livello estetico, difendendo il valore della diversità.
Le sue architetture così fuori dalle regole sono delle spie che denunciano le logiche di conformismo e alienazione insite nelle abitazioni "industriali" per la massa.
La produzione di oggetti che ammettono fin dalla concezione errori e difetti è un discorso coraggioso sui canoni di bellezza imposti dal mercato e sulle loro caratteristiche totalitarie.
Gaetano Pesce dà vita a opere d'arte che squarciano il cielo di carta di un design spesso incapace di affermare una propria visione etica del mondo.
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