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Il mito di Narciso Hai visto il sito internet? Uguale a quello di Novembre, è una moda quasi "stagionale". Le foto con gli sguardi si somigliano pure...pfffff...soffia...pfff... Bel giovane. |
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commento al commento Mi piacciono le opinioni e mi piacciono soprattutto quando possono aprire un dialogo. Ho letto con interesse il commento a "Killthequeen", e anche se in genere non sono uno che "difende" le proprie posizioni, in questa occasione credo sia corretto spiegare con un attimo di pazienza in più il senso del progetto. Chi conosce le cose che faccio - che si parli di design o di architettura - sa che non ho mai cercato di "strizzare l'occhio" al mercato, dunque dei "favori del pubblico" non mi interesso minimamente - nè tanto meno parto a progettare - ad un ottica di marketing di prodotto. L'esperimento di "KilltheQueen" e di tutti gli oggetti disegnati per "Riflessioni su mia nonna" non va considerata una re-interpretazione o un riferimento a forme del passato (L'han già fatto in tanti...) . Dietro questi "esperimenti" c'è una volontà di fondere logiche antitetiche, apparentemente inconciliabili tramite sovrapposizioni di concetti (e non di forme) svuotati dal proprio significato originario e simbolico e traslati (o meglio gettati) in un diverso contesto temporale, culturale e tecnico. La tecnologia (l'uso di tecniche e tecnologie avanzate) mi ha permesso di svuotare il decoro dal suo significato originario ossia la sovrapposizione, l'orpello, l'aggiunta. Portare il decoro (o meglio un decoro) "all'interno" di un materiale è una sfida che permette di sfidare sul loro campo anche i più strenui difensori del moderno. Un oggetto, una funzione, un materiale. Ma il "passo avanti della tecnologia" consente un artificio assai contemporaneo, ovvero portare, DENTRO" al materiale un significato, un senso, una lettura differente. Quando uso il telefono per mandare mail o per fare fotografie (e non mi accorgo che NEL telefono ci sono diversi oggetti) o quando un piccolo televisorino sul cruscotto della macchina mi dice la strada che devo fare mi rendo conto che l'oggetto d'uso ha progressivamente perso il proprio senso uni-funzionale. Ma è UN oggetto. 2Killthequeen" è uno specchio, uno strumento di "riflessione. Come tale riflette l'ambiente, le persone che ci passano davanti ma al suo interno c'è qualcosa di più. C'è una riflessione del suo senso storico, del suo essere soggetto e oggetto di una evoluzione storica di un percorso apparentemente lineare che ne ha cambiato l'aspetto, il contorno, il senso. Per questo motivo ho ironicamente giocato con la cornice, con il decoro. Una lastra mono materica di vetro quadrato ed essenziale "include" (e qui sta il trucco, il cambio di significato) ciò che nella idea "archetipa" dell'oggetto sta intorno, sopra, in più. E, utilizzando la tecnologia laser (ossia uno strumento del mio tempo) incrocio un passato (uno qualsisasi, non ho preferenze...) con un futuro (una immaginazione) dando vita ad un oggetto del presente. Quel decoro, quell'"algoritmo autogenerato" su cui non mi dilungo altrimenti mi annoio da solo ( :-)) è puro vetro, è un altro stato della stessa materia, è una variazione del reticolo cristallino che rende "visibile" uno stato diverso della medesima materia. Perchè il riferimento al barocco o al liberty? Beh, semplicemente perchè volendo "svuotare" un significato simbolico (l'arte per l'arte del barocco, la decorazione per lo stupore, il senso dell'infinito...) nae avevo bisogno a priori. Non è una citazione formale o modaiola per carità è una necessità propria della genesi del progetto. Il senso dell'inside si percepisce solo in relazione a una differenziazione semantica. Quando prendi in mano quello specchio hai tra le mani solo una lastra di vetro niente di più. Ad occhi chiusi non è nulla di più. Al tatto non puoi sospettare la presenza di un "decoro intruso" Come il telefonino, nulla di più. Ma il suo senso, il significato che si porta appresso è proprio legato al senso stesso della contemporaneità. Cosa c'è dentro? Perchè non riesco a toccarlo? Già, come l'elettrone, il fotone quelle "parole" che non possiamo vedere ma che esistono, che sono alla base dell'esistenza della materia e della vita. Per questo ho usato il laser (che non lascia traccia se non dove si vuole) per incidere all'interno di un vetro freddo, liscio e trasparente, un vetro tanto uguale a se stesso da essere percepibile solo come il riferimento ad un passato. Discutibile certamente, su gusti e opinioni non c'è torto o ragione ma... nessuna paura, con SEX o LOVE semplicemente non avrebbe funzionato per me. Degli altri m'importa poco. Sorry per la lungaggine è un difetto genetico! :-) rO. |
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collezione primavera/estate Ti ringrazio per il commento, come sempre sei attento e disponibile. Il riferimento al barocco o al liberty è un riferimento plausibile e anche molto bello. Quello che lo rende di moda, (e un bravo progettista è consapevolissimo dei progetti degli altri e di quello che lo circonda), è la ripetizione dello stesso riferimento durante un determinato periodo. Un certo stivale è di moda quando durante la stessa stagione si vede lo stesso stivale ovvunque. Se va di moda lo stivale da cowboy, non è il riferimento al western che non è valido ma è la ripetizione dello stesso durante quel periodo che lo indebolisce e quindi lo sguardo non va più all'america dei cowboy ma va al vicino di casa che ha gli stessi tuoi stivali. Ora io esagero (è un difetto genetico ), ma io non criticavo il tuo progetto in sè, che mi sembra un progetto intelligente (e non mi permetterei di farne una questione di gusto), semplicemente criticavo il riferimento logoro. Anche se il tuo riferimento era sincero, non puoi negare il suo contesto, la sua posizione nel mondo e nel tempo. In questo caso, per tua sfortuna, siamo in piena stagione del riferimento barocco/liberty! |
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certo Sanja, Figurati! Mi fa piacere avere impressioni critiche e commenti a quel che faccio, è fondamentale per quello che faccio interagire con il mondo che mi circonda e non solo col mondo che dice "oooohhh, che bello, che bravo..." quanto alla tua considerazione: E' una riflessione corretta ma ha una ragione storica. Barocco e Liberty (il primo tra tutti) sono stati momenti storici in cui culturalmente si è presa coscienza di una crisi ed è avvenuto un "salto" concettuale e di significati. Lo sconvolgimento culturale del '600 la scoperta di nuove terre, della percezione dell'infinito come elemento "staccato" dal divino, le scoperta scientifiche, e molti altri "eventi" hanno portato all'espressione di un distacco creativo dai canoni del neoclassico e del manierismo. L'espressione formale che noi "vediamo" oggi a posteriori è una manifestazione simbolica di quella crisi. Quello che scrivo all'inizio del mio commento (ossia la consapevolezza della interazione tra uomo ed oggetto, tra funzioni differenti) è una osservazione di un radicale cambiamento di significati tra il recente passato (dove un oggetto conteneva ed esprimeva una funzione) e il prossimo passato in cui l'oggetto include altro da se fino ad inglobare perfino l'utente dell'oggetto (il tuo computer include te stessa come avatar, come nickname: io uso il tuo computer e per il mondo SONO te). Il riferimento all'essere di "moda" nella citazione di un epoca non è necessariamente un limite. Oggi (ed è questo che nei progetti di "Riflessioni" voglio esprimere) la tendenza fa parte dell'essenza dell'oggetto come parte funzionale. Ma c'è un ma. Se Baas, Wanders e altri citano ironicamente le manifestazioni formali di un epoca storica rendendola di moda (come quando uno stilista riprende i pantaloni a zampa anni 70) il mio percorso (ed è questo che mi sta a cuore) è radicalmente differente. Io svuoto la forma dal suo senso, privo il decoro dal senso di "decorazione" comunemente intesa come sovrapposizione, come se svuotassi il senso dei pantaloni a zampa (più difficile perchè troppo vicini alla nostra cultura) dal significato di trasgressione, opposizione, appartenenza a una generazione... La riflessione di Killthequeen sta nel percepire una forma decorativa come PARTE INTEGRANTE (interna insomma) di una funzione, di un oggetto, perfino di un materiale (contemporaneo) come il vetro. Io non nego il contesto anzi! Oltre ad esserne consapevole so di farne parte, come ne fa parte chi vi si oppone sbandierando propositi oltranzisti di minimalismo e espressività postmoderne naturalistiche. La mia intenzione è... ossimorica, contraddittoria, e questo va in completa dissonanza con i riferimenti "modaioli" odierni ispirati a una interpretazione coerente del riferimento storico e formale. Questo mi rende parte del contemporaneo? Certo, mica voglio scappare nel passato! Ho disegnato uno specchio quadrato fatto di vetro inciso al laser non una stoffa broccata. So dove vivo, conosco il mio contesto storico e lo accetto come "parte di". Joe Colombo viveva in un epoca e si confrontava con la sua epoca contraddicendola e assecondandola, così come Robert Venturi nella sua delicata opposizione al "moderno". E si tratta di "avanguardisti" a loro modo che mai hanno "contraddetto" il loro contesto ma ne hanno fornito una lettura più...completa Capisco la tua critica al "riferimento", ma quello che intendo dire è chi il mio oggetto "rappresenta" di per se stesso una critica intenzionale al riferimento! Cioè... Lo include e lo nega. Lo manifesta (formalmente) e lo rifiuta (concettualmente) Lo usa e lo nasconde dentro di se. Gli oggetti di "Riflessioni" sono un esperimento un po' complesso: forse meritano di essere visti da vicino, toccati, utilizzati per essere capiti. Il mio riferimento all'Iphone non era casuale. Apparentemente è una scatoletta di latta con un vetro davanti ma la sua "scoperta" obbliga ad un percorso di lettura su più livelli. Per questo ho voluto esprimere le mie riflessioni nel post. Credo che troppo spesso oggi si legga solo il senso superficiale dell'oggetto di design (quello definito design da fotografia o da rivista...) e cerco nei miei progetti (vedi anche LaDinDon o la lampada V/a.g.r.a.) di dare una lettura "oltre" quella primaria. Oh intendiamoci: non "al posto" di quella primaria - la tua critica è pertinentissima - ma forse, se vedessi l'oggetto da vicino, se lo avessi a casa per un po' se instaurassi un dialogo con lui, potresti (è una possibilità non una certezza!) avere una seconda lettura che (magari) contrasta con la prima ma non la nega. Vera una, vera l'altra. Un po' come è vera la tua osservazione ed è vera la mia. Chi ha detto che le contraddizioni non possono aver un punto di equilibrio? :-) rO. |
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